LE ONORANZE

 

Una prima onoranza ufficiale di Andrea Bafile avvenne ad Aquila il 17 marzo 1918 in occasione della distribuzione, nei giardini pubblici della Città, delle medaglie al valore concesse alla memoria dei caduti della Provincia. Il discorso in onore di Andrea Bafile fu tenuto in quella circostanza dal comandante del Presidio, gen. Paolo Ferrucci.

Una seconda onoranza fu tenuta sempre ad Aquila il 20 settembre 1918 a cura del Comune, che affidò la commemorazione all’avvocato Carlo Chiarizia. Qualche giorno prima, il poeta Giuseppe Urbani (1877-1946) aveva scritto da Roma al Sindaco dell’Aquila Vincenzo Speranza proponendo la seguente iscrizione da apporre su una lapide di marmo commemorativa dell’eroe : "Ad Andrea Bafile / anima di fanciullo / cuor di leone/ caduto eroicamente / oltre il Piave / sulla terra riconquistata / dopo aver conteso / cento volte al nemico / il cielo e il mare."

Il 12 novembre 1918 la Giunta comunale dell’Aquila diretta dal Sindaco Vincenzo Speranza deliberava di erigere ad Aquila un monumento ad Andrea Bafile e agli altri caduti in guerra nella Piazza di Santa Margherita.

In attesa dell’esecuzione di tale delibera, il 20 novembre la stessa Giunta decideva di collocare un ritratto di Andrea Bafile nella Sala del Consiglio Comunale "tra gli altri cittadini illustri, per tramandare alle venture generazioni il nome e l’effige."

Il 26 novembre 1918 Gabriele D’Annunzio, evidentemente rispondendo a una richiesta proveniente dall'Aquila, inviava da Venezia ad Ubaldo Bafile il seguente telegramma : "Ringrazio lei e i concittadini. Manderò l’epigrafe. Il nostro puro fratello è costantemente nel mezzo del mio cuore. Comandante D’Annunzio."

E subito dopo il Comitato Studentesco sorto all’Aquila per la celebrazione della Vittoria deliberava di apporre una lapide con la promessa epigrafe dannunziana sulla facciata del Regio Istituto Tecnico, nel giorno in cui la medaglia d’oro sarebbe stata solennemente consegnata alla famiglia dell’eroe.

Tuttavia la realizzazione della lapide non seguì un iter troppo veloce, se ancora il 7 marzo 1922 Ubaldo Bafile scriveva il seguente telegramma a Gabriele D'Annunzio, che si trovava a Gardone Riviera : "Associazione Nazionalisti aquilani ha deliberato porre facciata nostro Istituto Tecnico lapide in memoria di Andrea che studiò nell'Istituto. Poiché Lei gentilmente volle che qualunque onoranza per Andrea fosse sottoposta Sua approvazione, noi La preghiamo dettare epigrafe, che la Città apprezzerebbe degnamente e che noi gradiremmo moltissimo e pel nome dell'Autore e per l'affetto che Esso ebbe per il nostro Eroe. Ringrazio a nome Nazionalisti e mia Famiglia. Saluti fraterni."

La delibera di cui si parla era stata presa all'unanimità il 19 febbraio 1922 dall'Assemblea Nazionalista della Sezione dell'Aquila nei seguenti termini:" L'Assemblea su proposta del Presidente all'unanimità delibera che una lapide venga affissa nel R° Istituto Tecnico dell'Aquila in memoria di Andrea Bafile che - scolaro distinto, militare e patriota, e poi fulgida gloria non dell'Abruzzo solo nostro, ma della Italia redenta ormai come la vollero i Grandi che percorsero la via del fante ignoto - ne è stato la illustrazione più vera e maggiore. E fa voti che Gabriele D'Annunzio detti le promesse parole per la lapide, e che l'On.le Paolucci venga all'Aquila per la cerimonia solenne."

Il 15 marzo 1923 Vincenzo Bafile risponde a un messaggio di condoglianze inviatogli dal Sindaco dell'Aquila : "Ringrazio V.S. Illma delle belle parole che mi ha rivolte per l'anniversario della morte di mio figlio Andrea. Il saluto riverente ed affettuoso della Civica Rappresentanza, a nome di tutta la Città , ha per me un alto significato. Il sangue dei Martiri è destinato a purificare l'anima di quelli che sopravvivono e di quelli che nasceranno, giacchè i nostri Morti non sono morti in vano. E per tanto io sono assai lieto di apprendere dalla Sua lettera i nobili sentimenti di V.S. e dell'Amministrazione che Lei degnamente presiede. Con animo commosso ricambio a V.S. un cordiale abbraccio, con che sento di abbracciare tutti i Figli dell'Aquila, che per la Patria soffrirono, tutti quelli che sopportano con fierezza il dolore incancellabile."

Subito dopo la morte, come già detto, il corpo di Andrea Bafile era stato tumulato alla foce del Piave nel piccolo cimitero di guerra di Ca’Gamba, nei pressi di Cavazuccherina, dove rimase fino al 1923, quando la medaglia d’oro Raffaele Paolucci (l’affondatore dell’ammiraglia austriaca Viribus Unitis, originario di Orsogna), famoso chirurgo e deputato in Parlamento, chiese ed ottenne che essa venisse riportata in Abruzzo. Veniva così clamorosamente superato il progetto di D'Annunzio di dare degna sepoltura all'eroe nel cimitero San Michele di Venezia.

Il 27 marzo 1922 l 'on. Paolucci scrisse a Ubaldo Bafile :"Illustre signor Bafile, ella saprà certamente della esistenza alle falde della Maiella d'una colossale lapide incisa nella roccia (…) Questa grande lapide che biancheggia da lontano sulla roccia è divenuta per il rito annuale del 20 settembre l'altare della Patria Abruzzese. E' sorta ora l'idea di costruire sulla lapide un piccolo tempio a colonnato; e vorrei che la posa della prima pietra fosse fatta solennemente da S.M. il Re. In questo tempietto la salma gloriosa di un glorioso soldato di Abruzzo. Ma chi può essere questo soldato? Ho pensato al fratello del Mare : Andrea Bafile. Ha tutte le virtù, è figlio della Capitale Abruzzese, fu marinaio ma è morto da fante, tra i fanti, fu decorato di medaglia d'oro al valore. Ha tutte le virtù. Nel tempio ci sarebbe la guardia d'onore domenicale; le messe di suffragio frequenti, il rito annuale della sagra. Interroghi in stretto consiglio di famiglia i Suoi cari e mi dica se donerebbe alla Gloria di Abruzzo la salma dell'Eroe. Allora saranno cominciate le pratiche necessarie, raccolti i fondi, invitato il Re per la posa della prima pietra.(…)"

In seguito al consenso della famiglia, il 15 settembre 1923, a cura del Comando in Capo dell'Alto Adriatico, la salma fu esumata in forma privata e deposta poco distante in un feretro collocato sotto una tenda della Croce Rossa trasformata in camera ardente. Durante tutta la notte, il feretro fu vegliato in cimitero da una guardia d'onore di marinai e militi fascisti.

La mattina seguente, la camera ardente fu visitata dagli alunni e dai cittadini di Cavazuccherina e dintorni, richiamati nel Cimitero di Ca'Gamba dall’affissione di un manifesto comunale.

Quindi la salma fu trasportata fino a Venezia sul rimorchiatore n.9 della Regia Marina, che dalle vicinanze di S. Nicola del Lido era stato scortato da numerose imbarcazioni delle società di canottaggio "Guerrini" e "Bucintoro".

A Venezia la bara fu imbarcata a poppa sul cacciatorpediniere Zeffiro, una delle più gloriose ed importanti unità della Marina Italiana, insignita di una medaglia d’oro e di due medaglie d’argento. Durante il tragitto fino ad Ancona le spoglie furono accompagnate da una scorta d’onore della Marina.

Dal capoluogo marchigiano, il corpo di Bafile fu quindi riportato all’Aquila in treno. La sera del 18 settembre 1923 alla stazione ferroviaria aquilana attendevano la salma la madre e i congiunti del caduto, tutte le autorità civili e militari, le forze del Presidio Militare ed una gran folla di cittadini, la quale diede vita ad un corteo spontaneo che, percorrendo la via di circonvallazione ed entrando da porta Castello, accompagnò la salma dell’eroe (posta su di un affusto di cannone) attraverso tutta la città imbandierata, fino a raggiungere la Basilica di Collemaggio fuori le mura, dinanzi alla quale il Sindaco della città rievocò l'eroismo di Andrea Bafile.

Quindi le spoglie dell’eroe vennero sistemate all’interno della chiesa e circondate dalla selva di bandiere e di corone funebri offerte lungo il tragitto da Ancona a L’Aquila.

Basti pensare che il carro ferroviario dove si trovava la bara si era presto riempito di corone, al punto che era stata occupata una carrozza attigua e poi, rivelatasi insufficiente anche questa, era stato necessario aggiungere un bagagliaio per ricevere i fiori.

 In questa occasione fu deposta all’interno della basilica una lapide, offerta dagli Ufficiali della Marina Italiana, con la seguente epigrafe:

  

A

Andrea Bafile

combattente fervido ardimentoso

per terra per mare e nell’aria

martire esemplare nell’amore della patria

gloria da Dio nel cielo

ammirazione ed affetto imperituri quaggiù

dai compagni e colleghi

che ne vorrebbero presente il ricordo

agli italiani tutti

sempre

XIX settembre MCMXXIII

  

Dopo una notte di veglia popolare, a coronamento delle solenni onoranze tributate alla memoria dell’Eroe, la salma di Andrea Bafile fu collocata su un automezzo e accompagnata da una grande folla fino a Porta Napoli, da dove – sempre scortata da marinai - iniziò il suo viaggio conclusivo verso Guardiagrele.

Anche questa volta il corteo funebre, composto da numerose autovetture, fu accompagnato lungo tutti centri percorsi (Barisciano, Popoli, Tocco, Manoppello, etc.) da una grande e commossa partecipazione popolare, poichè il ricordo e l’esempio dell’impavido combattente erano ancora vivi nei cuori degli Aquilani e degli Abruzzesi tutti.

Giunte di sera a Guardiagrele, le spoglie furono accolte solennemente e deposte all’interno della magnifica basilica di S.Maria Maggiore, anche qui circondate da fiori e bandiere e vegliate dalla calorosa e riconoscente presenza popolare.

Nella prima mattina del 20 Settembre 1923 un altro grande corteo prese il via da Guardiagrele per percorrere i quattro chilometri di strada in salita che portano a Bocca di Valle ( 650 m .s.l.m.), il luogo ove si riunivano annualmente i reduci di guerra e che era stato scelto per custodire in eterno il ricordo del valoroso combattente che riuniva idealmente la montagna e il mare degli Abruzzi.

In quel luogo suggestivo fin dal 1920 era stata collocata su una parete di roccia della Maiella un’epigrafe a caratteri cubitali dettata dallo stesso Raffaele Paolucci :

 

FIGLI D’ABRUZZO

MORTI COMBATTENDO

PER L’ITALIA

E SEPOLTI LONTANO

FRA LE ALPI E IL MARE

LA MAIELLA MADRE

VI GUARDA E BENEDICE

IN ETERNO

 

L’epigrafe sormonta la grotta artificiale scavata nel ventre della Maiella entro la quale furono sistemate le spoglie di Andrea Bafile, racchiuse in una grande arca di pietra massiccia bianca, offerta dalla Marina Italiana.

 

 

Per la celebrazione delle onoranze ai caduti si voleva rispettare la leggenda secondo la quale noi abruzzesi siamo geneticamente diretti discendenti della nostra montagna madre, denominata Majella, che dal punto di vista grammaticale è il vezzeggiativo di Maja, la mitologica dea che morì di dolore per la morte dell’unico suo figlio e veniva lì sepolta. Sulla scia di questa consolidata tradizione veniva concretizzata l’idea di ricondurre le spoglie del figlio nel grembo della madre.

 

L'arca si trova al centro della grotta di pianta circolare (~ 12 metri di diametro); in fondo vi è un altare ricavato dalla roccia naturale e sulle pareti spiccano tre grandi pannelli di maiolica, opera del pittore abruzzese Basilio Cascella. L'ingresso è chiuso da un pregevole cancello in ferro battuto, opera dei famosi artigiani di Guardiagrele.

Per assistere alla definitiva tumulazione di Andrea Bafile erano affluiti sul posto moltissimi cittadini e numerose associazioni di combattenti, che gremivano lo spazio antistante e tutte le alture circostanti.

In rappresentanza della Casa Reale era anche giunto nella tarda mattinata, preannunciato dalla fanfara reale, Sua Altezza Reale Emanuele Filiberto di Savoia Duca d’Aosta (Comandante della III Armata), accompagnato dalle Medaglie d’Oro Abruzzesi, dai rappresentanti del Governo e dai ministri della Guerra e della Marina.

 

 

La Messa funebre fu celebrata dal cappellano militare don Mazzoni, anch’egli medaglia d’Oro. Dopo la benedizione della salma, mentre fuori una batteria da campagna sparava colpi di artiglieria a salve, venne chiuso il pesante coperchio dell’arca.

Fu allora che il Duca d’Aosta dall’imbocco della caverna rivolse alla folla le seguenti parole:

" O Abruzzesi! Il rito solenne che oggi la forte vostra gente consacra ai suoi eroici Caduti in mare e in terra è un’attestazione di fede, di gratitudine ai piedi della Majella Madre ed è veramente degna di una stirpe immortale.

Sussulta il mio cuore intimamente commosso con quello dei compagni superstiti, al ricordo di ore gloriose fraternamente vissute e trascorse, quando tutti voi eravate dedicati all’adorata Patria. Nessuno di voi avvertiva i peso dello strazio, il dolore della carne, il tormento del travaglio. Ciascuno di voi era ieri come oggi tutta fiamma, tutta fede, tutto ardore. E ciascun figlio di Abruzzo, accovacciato nella dolina, immerso nella fangaia era tutto cuore, tutto amore, per la grande Italia.

In armi dallo Stelvio eccelso all’aspettante Mare, l’alpino, il fante, il marinaio d’Abruzzo non fronteggiava soltanto il nemico, non si straziava di una sola battaglia, non domandava al duro destino quella fulgida aurora che poi ci venne da Vittorio Veneto.

Il fante marinaio d’Abruzzo non aveva una meta, ma tutte le mete per l’Italia Madre; non singhiozzi di pianto, ma giuramenti di riscossa.

Qui giunse e con rinnovato ardore ricominciò il fecondo lavoro; e quando la Patria avvolta da un soffio malefico e nefando che sembrava avvolgerla in baratri di miseria, di tristezza, qui rimase sempre incolume e puro il sentimento della bontà, della purezza, della vittoria. O amati fratelli Abruzzesi, voi foste due volte degni figli d’Italia : antichi fanti d’arme, nella caverna scavata nel sasso il nostro Andrea Bafile veglierà ogni ora sui destini della Patria alle falde di questa Majella vostra, dove son tutte le tradizioni e dove si sente la più forte voce dell'eternità.

Non più il fango del Piave che non macchiava, ma purificava, non più la lotta atroce in uno strazio continuo di anime e di corpi, non più il dolore di vedere in patrio suolo il nemico d’Italia, avrà il marinaio generoso; e rivedrà l’Italia libera da ogni nemico, l’Italia fedele e forte, marciante sicura verso il suo immancabile trionfale destino.

Andrea Bafile, che ti immolasti in un supremo gaudio d’amore; Andrea Bafile, gloria purissima dei marinai e fanti d’Italia; Andrea Bafile, figlio amatissimo della mia indimenticabile Terza Armata, tu sarai sempre nostra vigile scorta, ora e sempre. Non è sonno di morte il tuo, ma sonno d’eroe, che alla Patria romanamente risorta grida : Avanti, Italia nuova e antica, avanti! "

 

 

Esiste un testo leggermente diverso di questo stesso discorso che qui di seguito riportiamo:

Abruzzesi!

Il rito con cui la vostra gente d’Abruzzo consacra ai suoi Eroi caduti un’ara eterna di omaggio, di gratitudine e di fede ai piedi della Majella Madre, è degno veramente di una stirpe immortale.

Sussulta il mio cuore con quello dei compagni superstiti al ricordo di ore di gloria in cui tra il fragore della morte insaziata, tra gli spasimi del continuo martirio, tra la serenità di una fine imminente, l’anima era inondata di luce celeste e nei visi smunti gli occhi splendevano come dinanzi a sublimi visioni.

Nessuno di noi, o compagni, avvertiva allora il peso della fatica, il dolore della carne, il tormento della terribile ora: ciascuno di noi era, ieri come oggi, tutto spirito, tutto amore, tutta fiamma: ciascun figlio d’Abruzzo, accovacciato nelle doline o presso la feritoia della trincea di sassi, o nella fangaia del Piave, era un cuore in cui si ripercotevano la luce, la voce, l’amore di una razza invincibile.

In armi, dallo Stelvio eccelso al mare aspettante, l’alpino, il fante, il marinaio d’Abruzzo non fronteggiava soltanto il nemico e non si straziava per quella sola battaglia: non chiedeva al destino duramente sanguinoso soltanto l’aurora fulgida che appare di poi sul cielo di Vittorio Veneto; non una meta chiedeva, ma tutte le mete per l’Italia Madre.

L’alata vittoria percorse i piani, i monti, le valli e giunse qui, fra le solinghe case che, pur nelle ore tristi, non singhiozzo di pianto ma giuramento di riscossa avevano udito: giunse, e fu il segno di rinnovato ardore nel fecondo lavoro.

E quando sembro che un’ondata tenebrosa ripiombasse la Patria in un baratro di lotte, di miseria, di sconfitta, qui rimase intatto il culto della vittoria, della bontà, della purezza.

Soldati d’Abruzzo, voi foste due volte degni figli d’Italia.

Antichi compagni d’armi!

Nella caverna scavata nel sasso, Andrea Bafile veglierà ognora sulle sorti della Patria alle falde della Majella, dove tutte le tradizioni della gente d’Abruzzo hanno origine profonda e fiera voce di eternità.

Non più il fango del Piave, che non macchiava ma purificava; non più la lotta atroce in uno strazio continuo di animi e di membra; non più la vista della nostra terra calpestata da calzare nemico avrà il martire generoso: Egli vedrà l’Italia liberata da ogni nemico, l’Italia fedele ad un illuminato comando, l’Italia in marcia verso il trionfale destino.

Andrea Bafile, tu che cadesti in sublime gesto d’amore; Andrea Bafile, purissima gloria dei marinai e dei fanti d’Italia; Andrea Bafile, che rappresentasti le forze della Terza Armata fuse una infrangibile volontà di vittoria: tu sarai la nostra vigile scorta ora e sempre.

Non sonno di morti è il tuo, ma veglia di Eroe che alla divina risorta manda la voce immortale: Avanti, Italia nuova e antica! Avanti! "

A partire dal settembre del 1923 il Comune dell'Aquila delibererà annualmente l'erogazione di contributi per le onoranze alla salma di Andrea Bafile, facendo corrispondere in bilancio una maggiorazione del gettito proveniente dai "pubblici esercizi".

Il 17 giugno 1928 la regia Scuola Complementare "Principe di Napoli" inaugura nei propri locali una lapide in ricordo degli ex alunni caduti in guerra : fra i nomi incisi nella lapide figura naturalmente anche quello di Andrea Bafile.