LE ONORANZE
Una prima onoranza
ufficiale di Andrea Bafile avvenne ad Aquila il 17 marzo
Una seconda onoranza fu
tenuta sempre ad Aquila il 20 settembre
Il 12 novembre 1918
In attesa dell’esecuzione
di tale delibera, il 20 novembre la stessa Giunta decideva di collocare un
ritratto di Andrea Bafile nella Sala del Consiglio Comunale "tra
gli altri cittadini illustri, per tramandare alle venture generazioni il nome e
l’effige."
Il 26 novembre 1918
Gabriele D’Annunzio, evidentemente rispondendo a una richiesta proveniente
dall'Aquila, inviava da Venezia ad Ubaldo Bafile il seguente telegramma : "Ringrazio
lei e i concittadini. Manderò l’epigrafe. Il nostro puro fratello è
costantemente nel mezzo del mio cuore. Comandante D’Annunzio."
E subito dopo il Comitato
Studentesco sorto all’Aquila per la celebrazione della Vittoria deliberava di
apporre una lapide con la promessa epigrafe dannunziana sulla facciata del Regio
Istituto Tecnico, nel giorno in cui la medaglia d’oro sarebbe stata
solennemente consegnata alla famiglia dell’eroe.
Tuttavia la realizzazione
della lapide non seguì un iter troppo veloce, se ancora il 7 marzo 1922 Ubaldo
Bafile scriveva il seguente telegramma a Gabriele D'Annunzio, che si trovava a
Gardone Riviera : "Associazione
Nazionalisti aquilani ha deliberato porre facciata nostro Istituto Tecnico
lapide in memoria di Andrea che studiò nell'Istituto. Poiché Lei gentilmente
volle che qualunque onoranza per Andrea fosse sottoposta Sua approvazione, noi
La preghiamo dettare epigrafe, che
La delibera di cui si parla
era stata presa all'unanimità il 19 febbraio 1922 dall'Assemblea Nazionalista
della Sezione dell'Aquila nei seguenti termini:" L'Assemblea
su proposta del Presidente all'unanimità delibera che una lapide venga affissa
nel R° Istituto Tecnico dell'Aquila in memoria di Andrea Bafile che - scolaro
distinto, militare e patriota, e poi fulgida gloria non dell'Abruzzo solo
nostro, ma della Italia redenta ormai come la vollero i Grandi che percorsero la
via del fante ignoto - ne è stato la illustrazione più vera e maggiore. E fa
voti che Gabriele D'Annunzio detti le promesse parole per la lapide, e che l'On.le
Paolucci venga all'Aquila per la cerimonia solenne."
Il 15 marzo 1923 Vincenzo
Bafile risponde a un messaggio di condoglianze inviatogli dal Sindaco
dell'Aquila : "Ringrazio V.S.
Illma delle belle parole che mi ha rivolte per l'anniversario della morte di mio
figlio Andrea. Il saluto riverente ed affettuoso della Civica Rappresentanza, a
nome di tutta
Subito dopo la morte, come
già detto, il corpo di Andrea Bafile era stato tumulato alla foce del Piave nel
piccolo cimitero di guerra di Ca’Gamba, nei pressi di Cavazuccherina, dove
rimase fino al 1923, quando la medaglia d’oro Raffaele Paolucci
(l’affondatore dell’ammiraglia austriaca Viribus
Unitis, originario di Orsogna), famoso chirurgo e deputato in Parlamento,
chiese ed ottenne che essa venisse riportata in Abruzzo. Veniva così
clamorosamente superato il progetto di D'Annunzio di dare degna sepoltura
all'eroe nel cimitero San Michele di Venezia.
Il 27 marzo
In seguito al consenso
della famiglia, il 15 settembre
La mattina seguente, la
camera ardente fu visitata dagli alunni e dai cittadini di Cavazuccherina e
dintorni, richiamati nel Cimitero di Ca'Gamba dall’affissione di un manifesto
comunale.
Quindi la salma fu
trasportata fino a Venezia sul rimorchiatore n.9 della Regia Marina, che dalle
vicinanze di S. Nicola del Lido era stato scortato da numerose imbarcazioni
delle società di canottaggio "Guerrini" e "Bucintoro".
A Venezia la bara fu
imbarcata a poppa sul cacciatorpediniere Zeffiro,
una delle più gloriose ed importanti unità della Marina Italiana, insignita di
una medaglia d’oro e di due medaglie d’argento. Durante il tragitto fino ad
Ancona le spoglie furono accompagnate da una scorta d’onore della Marina.
Dal capoluogo marchigiano,
il corpo di Bafile fu quindi riportato all’Aquila in treno. La sera del 18
settembre 1923 alla stazione ferroviaria aquilana attendevano la salma la madre
e i congiunti del caduto, tutte le autorità civili e militari, le forze del
Presidio Militare ed una gran folla di cittadini, la quale diede vita ad un
corteo spontaneo che, percorrendo la via di circonvallazione ed entrando da
porta Castello, accompagnò la salma dell’eroe (posta su di un affusto di
cannone) attraverso tutta la città imbandierata, fino a raggiungere
Quindi le spoglie
dell’eroe vennero sistemate all’interno della chiesa e circondate dalla
selva di bandiere e di corone funebri offerte lungo il tragitto da Ancona a
L’Aquila.
Basti pensare che il carro
ferroviario dove si trovava la bara si era presto riempito di corone, al punto
che era stata occupata una carrozza attigua e poi, rivelatasi insufficiente
anche questa, era stato necessario aggiungere un bagagliaio per ricevere i
fiori.
In questa occasione
fu deposta all’interno della basilica una lapide, offerta dagli Ufficiali
della Marina Italiana, con la seguente epigrafe:
A
Andrea Bafile
combattente fervido ardimentoso
per terra per mare e nell’aria
martire esemplare nell’amore
della patria
gloria da Dio nel cielo
ammirazione ed affetto imperituri
quaggiù
dai compagni e colleghi
che ne vorrebbero presente il
ricordo
agli italiani tutti
sempre
XIX settembre MCMXXIII
Dopo una notte di veglia
popolare, a coronamento delle solenni onoranze tributate alla memoria
dell’Eroe, la salma di Andrea Bafile fu collocata su un automezzo e
accompagnata da una grande folla fino a Porta Napoli, da dove – sempre
scortata da marinai - iniziò il suo viaggio conclusivo verso Guardiagrele.
Anche questa volta il
corteo funebre, composto da numerose autovetture, fu accompagnato lungo tutti
centri percorsi (Barisciano, Popoli, Tocco, Manoppello, etc.) da una grande e
commossa partecipazione popolare, poichè il ricordo e l’esempio
dell’impavido combattente erano ancora vivi nei cuori degli Aquilani e degli
Abruzzesi tutti.
Giunte di sera a
Guardiagrele, le spoglie furono accolte solennemente e deposte all’interno
della magnifica basilica di S.Maria Maggiore, anche qui circondate da fiori e
bandiere e vegliate dalla calorosa e riconoscente presenza popolare.
Nella prima mattina del 20
Settembre 1923 un altro grande corteo prese il via da Guardiagrele per
percorrere i quattro chilometri di strada in salita che portano a Bocca di Valle
(
In quel luogo suggestivo
fin dal 1920 era stata collocata su una parete di roccia della Maiella
un’epigrafe a caratteri cubitali dettata dallo stesso Raffaele Paolucci :
FIGLI D’ABRUZZO
MORTI COMBATTENDO
PER L’ITALIA
E SEPOLTI LONTANO
FRA LE ALPI E IL MARE
VI GUARDA E BENEDICE
IN ETERNO
L’epigrafe sormonta la
grotta artificiale scavata nel ventre della Maiella entro la quale furono
sistemate le spoglie di Andrea Bafile, racchiuse in una grande arca di pietra
massiccia bianca, offerta dalla Marina Italiana.

Per la celebrazione delle
onoranze ai caduti si voleva rispettare la leggenda secondo la quale noi
abruzzesi siamo geneticamente diretti discendenti della nostra montagna madre,
denominata Majella, che dal punto di vista grammaticale è il vezzeggiativo di
Maja, la mitologica dea che morì di dolore per la morte dell’unico suo figlio
e veniva lì sepolta. Sulla scia di questa consolidata tradizione veniva
concretizzata l’idea di ricondurre le spoglie del figlio nel grembo della
madre.
L'arca si trova al centro
della grotta di pianta circolare (~
Per assistere alla
definitiva tumulazione di Andrea Bafile erano affluiti sul posto moltissimi
cittadini e numerose associazioni di combattenti, che gremivano lo spazio
antistante e tutte le alture circostanti.
In rappresentanza della
Casa Reale era anche giunto nella tarda mattinata, preannunciato dalla fanfara
reale, Sua Altezza Reale Emanuele Filiberto di Savoia Duca d’Aosta (Comandante
della III Armata), accompagnato dalle Medaglie d’Oro Abruzzesi, dai
rappresentanti del Governo e dai ministri della Guerra e della Marina.

Fu allora che il Duca
d’Aosta dall’imbocco della caverna rivolse alla folla le seguenti parole:
"
O Abruzzesi! Il rito solenne che oggi la forte vostra gente consacra ai suoi
eroici Caduti in mare e in terra è un’attestazione di fede, di gratitudine ai
piedi della Majella Madre ed è veramente degna di una stirpe immortale.
Sussulta
il mio cuore intimamente commosso con quello dei compagni superstiti, al ricordo
di ore gloriose fraternamente vissute e trascorse, quando tutti voi eravate
dedicati all’adorata Patria. Nessuno di voi avvertiva i peso dello strazio, il
dolore della carne, il tormento del travaglio. Ciascuno di voi era ieri come
oggi tutta fiamma, tutta fede, tutto ardore. E ciascun figlio di Abruzzo,
accovacciato nella dolina, immerso nella fangaia era tutto cuore, tutto amore,
per la grande Italia.
In
armi dallo Stelvio eccelso all’aspettante Mare, l’alpino, il fante, il
marinaio d’Abruzzo non fronteggiava soltanto il nemico, non si straziava di
una sola battaglia, non domandava al duro destino quella fulgida aurora che poi
ci venne da Vittorio Veneto.
Il
fante marinaio d’Abruzzo non aveva una meta, ma tutte le mete per l’Italia
Madre; non singhiozzi di pianto, ma giuramenti di riscossa.
Qui
giunse e con rinnovato ardore ricominciò il fecondo lavoro; e quando
Non
più il fango del Piave che non macchiava, ma purificava, non più la lotta
atroce in uno strazio continuo di anime e di corpi, non più il dolore di vedere
in patrio suolo il nemico d’Italia, avrà il marinaio generoso; e rivedrà
l’Italia libera da ogni nemico, l’Italia fedele e forte, marciante sicura
verso il suo immancabile trionfale destino.
Andrea
Bafile, che ti immolasti in un supremo gaudio d’amore; Andrea Bafile, gloria
purissima dei marinai e fanti d’Italia; Andrea Bafile, figlio amatissimo della
mia indimenticabile Terza Armata, tu sarai sempre nostra vigile scorta, ora e
sempre. Non è sonno di morte il tuo, ma sonno d’eroe, che alla Patria
romanamente risorta grida : Avanti, Italia nuova e antica, avanti! "

Esiste un testo leggermente
diverso di questo stesso discorso che qui di seguito riportiamo:
Abruzzesi!
Il
rito con cui la vostra gente d’Abruzzo consacra ai suoi Eroi caduti un’ara
eterna di omaggio, di gratitudine e di fede ai piedi della Majella Madre, è
degno veramente di una stirpe immortale.
Sussulta
il mio cuore con quello dei compagni superstiti al ricordo di ore di gloria in
cui tra il fragore della morte insaziata, tra gli spasimi del continuo martirio,
tra la serenità di una fine imminente, l’anima era inondata di luce celeste e
nei visi smunti gli occhi splendevano come dinanzi a sublimi visioni.
Nessuno
di noi, o compagni, avvertiva allora il peso della fatica, il dolore della
carne, il tormento della terribile ora: ciascuno di noi era, ieri come oggi,
tutto spirito, tutto amore, tutta fiamma: ciascun figlio d’Abruzzo,
accovacciato nelle doline o presso la feritoia della trincea di sassi, o nella
fangaia del Piave, era un cuore in cui si ripercotevano la luce, la voce,
l’amore di una razza invincibile.
In
armi, dallo Stelvio eccelso al mare aspettante, l’alpino, il fante, il
marinaio d’Abruzzo non fronteggiava soltanto il nemico e non si straziava per
quella sola battaglia: non chiedeva al destino duramente sanguinoso soltanto
l’aurora fulgida che appare di poi sul cielo di Vittorio Veneto; non una meta
chiedeva, ma tutte le mete per l’Italia Madre.
L’alata
vittoria percorse i piani, i monti, le valli e giunse qui, fra le solinghe case
che, pur nelle ore tristi, non singhiozzo di pianto ma giuramento di riscossa
avevano udito: giunse, e fu il segno di rinnovato ardore nel fecondo lavoro.
E
quando sembro che un’ondata tenebrosa ripiombasse
Soldati
d’Abruzzo, voi foste due volte degni figli d’Italia.
Antichi
compagni d’armi!
Nella
caverna scavata nel sasso, Andrea Bafile veglierà ognora sulle sorti della
Patria alle falde della Majella, dove tutte le tradizioni della gente
d’Abruzzo hanno origine profonda e fiera voce di eternità.
Non
più il fango del Piave, che non macchiava ma purificava; non più la lotta
atroce in uno strazio continuo di animi e di membra; non più la vista della
nostra terra calpestata da calzare nemico avrà il martire generoso: Egli vedrà
l’Italia liberata da ogni nemico, l’Italia fedele ad un illuminato comando,
l’Italia in marcia verso il trionfale destino.
Andrea
Bafile, tu che cadesti in sublime gesto d’amore; Andrea Bafile, purissima
gloria dei marinai e dei fanti d’Italia; Andrea Bafile, che rappresentasti le
forze della Terza Armata fuse una infrangibile volontà di vittoria: tu sarai la
nostra vigile scorta ora e sempre.
Non
sonno di morti è il tuo, ma veglia di Eroe che alla divina risorta manda la
voce immortale: Avanti, Italia nuova e antica! Avanti! "
A partire dal settembre del
1923 il Comune dell'Aquila delibererà annualmente l'erogazione di contributi
per le onoranze alla salma di Andrea Bafile, facendo corrispondere in bilancio
una maggiorazione del gettito proveniente dai "pubblici esercizi".
Il 17 giugno 1928 la regia
Scuola Complementare "Principe di
Napoli" inaugura nei propri locali una lapide in ricordo degli ex
alunni caduti in guerra : fra i nomi incisi nella lapide figura naturalmente
anche quello di Andrea Bafile.