LA MEDAGLIA D ’ORO

 

La morte di Andrea Bafile suscitò grande emozione nell’opinione pubblica e segnò profondamente l’animo degli uomini al fronte, già provati da una guerra lunga e lacerante. Non era morto solo un soldato : era morto un eroe che aveva dedicato la sua vita interamente alla Patria.

Fu per questo che già il 12 marzo, all’indomani della morte, il Capitano di Vascello Dentice di Frasso avanzò la proposta di conferire una Medaglia d’Oro alla memoria di Andrea Bafile.

Riportiamo di seguito il testo della proposta :

"Magnifica tempra di marinaio e di uomo d’azione, rotta ad ogni audacia, rivelante nei sublimi silenzi il disegno per ogni cosa che non fosse operosa energia, il Tenente di Vascello Andrea Bafile cadendo da eroe sulle contese sponde del Piave, ha superato i confini stessi della morte.

Già noto pel salvataggio di un bastimento in fiamme ove parve che la virtù del sacrificio assurgesse a miracolo, avrebbe potuto tenersi pago dell’esempio dato, e non volle; effettivo al Comando in Capo di Venezia, ove la sua silenziosa operosità era ad ogni altro motivo e sprone, avrebbe potuto dirsi orgoglioso della stima dei Capi, dell’affetto degl’inferiori, della utilità del suo quotidiano lavoro, e non volle; volontario al Comando di un Battaglione del Reggimento Marina, avrebbe potuto attendere colla sua gente l’urto del nemico e cogliere forse lauri meno sanguigni per sé e per i suoi, e non volle.

Volle offrire il corpo e l’anima purissima all’olocausto, in un freddo gesto di audacia fruttuosa, perché il suo sangue germinasse nelle vene dei marinai più gagliardi ardimenti; volle sfidare la morte per insegnare che ove questa si superi si batte il nemico; volle avventare la sua giovinezza contro l’austriaco perché dallo strappato segreto delle sue difese traesse miglior sicurezza la gente che doveva seguirlo.

E' noto quale azione si preparasse in questi giorni sulla estrema bassura paludosa ove il Piave e il Sile sfociano in mare.

Ritrattosi per malattia il primo suo Capo del Comando del Battaglione "Caorle" che avrebbe dovuto arditamente passare il Piave e distrarre su di sé l'ira attenta del nemico, il Bafile lo sostituì.

Le anime dei marinai assuefatti al segreto dei più chiusi silenzi, subito lo compresero, e gli si diedero, fidenti nella severa bonomia di quel viso tranquillo, che sembrava ignorare le angosce del pericolo, sicure che per la via più diritta sarebbero giunte con lui alla vittoria.

Quali difesa aveva il nemico sulla sinistra del Piave, e quali resistenze riuniva, e quali insidie apprestava? Bisognava saperlo, che non poco aveva visto e indovinato l'osservazione a distanza, e il Bafile volle saperlo, volle vedere con gli occhi suoi, volle toccare con il suo piede. Di là i suoi Garibaldini del mare si sarebbero lanciati all'attacco, incontro all'ignoto, in una frenetica corsa alla morte, ed egli volle per sé il primo pericolo, la prima sfida, il primo cimento.

Alle 23 di ieri, 10 marzo, con quattro marinai arditi, varcava l'acqua sopra una zemola, toccava la riva sinistra del Piave. E di là, nella oscurità della notte mal fida, prima ancora di sapere se mai ancora i suoi occhi avrebbero potuto salutare l'alba della vittoria per la gente italica, compì il rito sacro. Senza dire parole, si inginocchiò, raccolse un pugno della nostra terra violata, la portò alle labbra, la riconsacrò alla patria con un suo bacio fervido di figlio dolente. I quattro arditi guardarono muti, commossi, alla santità di quel gesto superante perché lontano dalla mondanità di ogni implorazione solenne. Per due ore la sponda fu perlustrata in ogni senso, furono frugati i canneti, furono percorse le dune; per due ore ogni meandro, ogni varco, ogni viottolo fu seguito fin nell'interno, fin sotto, fin oltre le tane del nemico. Forse questi udì, forse intuì senza vedere; una sua pattuglia di dieci uomini lanciò razzi e bombe a mano a casaccio.[…]

Quando già la zemola era vicina alla nostra sponda, numerose raffiche di mitragliatrici la investirono. Un marinaio fu ferito, Bafile ebbe l'arteria femorale recisa. Non un grido, non un lamento uscì dalla sua bocca, né volle che i marinai sostassero un istante per apprestargli i primi soccorsi, che egli sentiva per i suoi l'urgenza viva del pericolo. Durante il lungo, penosissimo trasporto attraverso le dune, fino ai reticolati, fino al posto di medicazione, nonostante gli spasimi della ferita e la perdita abbondante del sangue, egli non smentì mai la sua stoica fermezza.

Fu conscio, fino dal primo momento, della sua fine imminente, ed egli che fino a quell' ora estrema aveva sdegnato la parola quasi che fosse un ostacolo o un ritardo all'azione, sentì che il segreto della sua anima e del suo cervello non apparteneva più a lui, sentì che alla parola la salute di altre anime e di altri corpi era legata; e parlò. Disse ai suoi uomini la santità della guerra, la necessità del sacrificio, la sublime bellezza della morte incontrata per una più fiorente vita della Patria, disse la sua gioia per avere negli ultimi istanti sulla bocca il sapore della nostra terra riconsacrata. Disse a noi che egli aveva veduto e imparato durante la sua tragica esplorazione, e con meravigliosa lucidità di pensiero e di parola, soldato fino all'ultimo respiro, descrisse minutamente passo per passo la zona esplorata, le caratteristiche del terreno, le difese del nemico, i suoi appostamenti, le sue insidie.

A chi per confortarlo nella speranza della salvezza gli osservava che una sola era la ferita egli rispondeva con arguto stoicismo: "Si, ma è sufficiente", e mentre un lieve sorriso di morte gli increspava le labbra, si diceva lieto perché sicuro che il suo sacrificio sarebbe stato almeno utile per salvare altre vite.

Spirò tranquillo, da forte quale era sempre stato, allorchè seppe che il marinaio che egli credeva perduto sull'altra sponda del Piave era anche esso tornato.

L'eroismo di Andrea Bafile, che anche oltre la morte è vivo fra la nostra gente per le parole magnanime che egli pronunciò negli ultimi istanti, per l'esempio insuperabile che egli diede della più fredda e consapevole audacia, io credo di dedicare l'omaggio più riverente proponendo che alla sua memoria venga concessa la medaglia d'oro al valore militare per il motivo seguente:

" Anima ardente di marinaio e di patriota, ogni giorno della sua vita di guerra segnò un atto di freddo e consapevole coraggio. Comandante di battaglione volle essere gregario e varcò con pochi arditi il Piave. Sulla sponda riconsacrata deposto ginocchioni un bacio filiale sfidò il nemico nelle sue tane, la sfida valendogli per la sicurezza dei suoi. Presso a morte diceva: Non mi duole morire, perché ho sulle labbra il sapore della mia terra. Basso Piave, 11 marzo 1918."

La invocata Medaglia d’Oro al Valor Militare venne conferita ad Andrea Bafile il 13 giugno 1918 con la seguente motivazione ufficiale :

"Comandante di un battaglione marinai, mentre preparavasi una operazione sull’estrema bassura del Piave, volle personalmente osare un’arrischiata ricognizione tra i canneti e i pantani della sponda sinistra, perché, dallo strappato segreto delle difese nemiche, traesse maggior sicurezza la sua gente. Tutto vide e frugò e, sventato l’allarme, già trovava riparo, quando notò la mancanza di uno dei suoi arditi. Rifece allora da solo la via perigliosa, per ricercarlo e scoperto poi dal nemico mentre ripassava il fiume, e fatto segno a vivo fuoco, veniva mortalmente ferito. Guadagnata la sponda destra in gravissime condizioni, conscio della fine imminente, con mirabile forza d’animo e completa lucidità di mente riferiva anzitutto quanto aveva osservato nella sua ricognizione e, dirigendo ai suoi infiammate parole, atteggiato il volto a lieve sorriso che gli era abituale, si diceva lieto che il suo sacrificio non sarebbe stato vano. E passò, sereno qual visse, fulgido esempio delle più elette virtù militari coronando con gloriosa morte una vita intessuta di luminoso coraggio, di fredda, consapevole e fruttuosa audacia, del più puro eroismo. Basso Piave, 12 marzo 1918."

Nell’Albo d’Oro della Regia Accademia Navale pubblicato nel 1919 si legge fra l’altro : "Egli è colui che per il lutto della Patria invasa chiuse la maschia faccia al sorriso, né la riaperse che allorquando, sul letto di morte, ebbe coscienza di aver dato tutto (…) e si dichiarò lieto di morire col sapore della Sua Terra sulle labbra. (…) Se il bacio della madre non lo accompagnò nel passaggio, ebbe sulle labbra l’acre sapore della terra consacrata."

Il 18 agosto 1921 Andrea Bafile fu fregiato alla memoria anche della Medaglia istituita a ricordo della Guerra 1915-18 dal Ministero della Marina.