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INTRODUZIONE
Ogni approfondimento
culturale gratifica chi con coscienza e senso del dovere opera nella
scuola, specialmente quando le ricerche sono il frutto di impegno e
passione degli allievi come nel caso di questa analitica biografia di
Andrea Bafile, eroe dimenticato e "senza sorriso" come lo definì
Gabriele D’Annunzio. La scuola ha come
fine istituzionale il perseguimento di svariati ed a volte eterogenei
obiettivi, che, nella complessità del contesto reale dei processi di
insegnamento - apprendimento, difficilmente suscitano passioni ed
entusiasmi disinteressati negli allievi e nei docenti. Così non è stato
a proposito degli autori e del coordinatore di queste pagine, a
testimonianza che, ancora, nella scuola, se l’input-didattico è ben
tarato ed è motivante, l’impegno ed i risultati non tardano a venire. La complessità
prescrittiva della "nuova scuola dell’autonomia" mira
all’efficacia dei percorsi formativi e questi si qualificano attraverso
i contenuti culturali da proporre alle nuove generazioni, attraverso i
metodi didattici privilegiati ed alle sensibilità pedagogiche da adottare
– nella consapevolezza che le strategie educative "segnano" il
tempo della scuola con risvolti duraturi sul carattere e sull’intera
personalità in formazione. Prove
"sentite" - come il progetto "Bafile Memorial" -
all’interno del complessivo Piano dell’Offerta Formativa della scuola
– non sono solo un tentativo di ricostruire "paragrafi" della
storia italiana e locale del primo Novecento, ma laboratorio operativo
d’impegno, nel quale ci si abitua : al rigore logico e
metodologico; alla cooperazione finalizzata; alla comprensione e alla
sistemazione dei processi della storia più "vicina"; alla
decodifica delle dinamiche sistemiche ed occasionali degli eventi
collettivi e personali; alla giustificazione razionale di categorie di
pensiero ed azione lontanissime dalle attuali scale valoriali, quale
l’eroismo. E
sono indicatori che temprano moralmente e lasciano tacce indelebili. E’ stato detto: che
la scuola non forma alla frequentazione del testo non-scolastico; che gli
allievi attraversano senza partecipazione i tempi ed i luoghi della
scuola; che i giovani "prestano funzione" nelle normali attività
dirette dagli adulti, ma non sono coinvolti, perché
"normalizzati" e di conseguenza "lontani" anche nella
protesta. Un lavoro - di
modesto laboratorio di storia - come questo può proporsi come esempio
didattico ad alto valore intrinseco di meccanismi virtuosi : se i giovani
non leggono i libri scritti da altri per loro, allora proviamo a farli
scrivere da loro per loro stessi; se un "testo è un mondo"
allora un testo di giovani è la chiave per entrare nel variegato mondo
dei bisogni giovanili, per monitorarne i livelli di disagio, ma anche per
apprezzarne gli slanci intellettivi, emotivi, affettivi; se il docente non
"impone", ma insegna ad imparare, consigliando, come ha fatto il
Prof. Walter Cavalieri; allora, sicuramente si avvicinano gli alfabeti
generazionali ed il tempo-scuola e gli spazi scolastici non si
attraversano indenni, ma restano nella memoria le tracce di gesso, della
polvere tipica dei libri, dei timbri tipici del vocio docente, dello
stropiccio dei fogli da assemblare o cestinare, ed ancora i fastidi del
computer superato, dei vincoli di bilancio, della lieve invidia di chi
solo leggerà. E non è poco.
Il Preside Prof. Natale De Angelo PREFAZIONE DELLA
CLASSE Per anni ognuno di
noi, durante il calvario quotidiano di entrate a scuola, si è imbattuto
in una sbiadita scritta nera su sfondo giallo posta sull'architrave
dell'ingresso dell'edificio:"Liceo Scientifico Andrea Bafile". Bafile ?! Chi era
costui? Probabilmente nessuno
si era posto il problema e di fronte a quel cartello scolorito e
arrugginito saremmo potuti rimanere indifferenti per altri lunghi anni … Ma le cose cambiarono
quando, durante un'ora di lezione, il prof. Walter Cavalieri ci propose di
svolgere una ricerca storica su questo personaggio misconosciuto ma
costantemente presente nella vita di ogni studente del Liceo. Naturalmente fummo
costretti ad accettare l'invito, ma in realtà l'idea non ci dispiacque;
eravamo molto curiosi, e la curiosità, si sa, spinge l'uomo a compiere
imprese inimmaginabili… Ciò che ci galvanizzò
maggiormente fu la consapevolezza della possibilità che avevamo di fare
la storia attivamente, con la ricerca sul campo, senza limitarci a subirla
passivamente come era sempre accaduto fino a quel momento. Questa esperienza,
forse unica per molti di noi, avrebbe contribuito a farci capire e ad
apprezzare il duro lavoro degli storici, di tutte quelle persone il cui
nome è impresso in posizione assai marginale sui nostri manuali di
storia. La nostra
immedesimazione nel ruolo del ricercatore storico fu quasi immediata;
durante questi mesi di lavoro, per la verità non facile, ci siamo
improvvisati archivisti, topi di biblioteca, cronisti d'assalto, fotografi
professionisti (a tratti paparazzi!), critici storici. Entrando a contatto
con gente che visse a fianco di Bafile, leggendo e rielaborando vecchi
testi e testimonianze, abbiamo conosciuto una realtà del passato ben
diversa dalla nostra, fatta di doveri, di sacrifici, di guerra. Ogni giorno per noi
quel nome, all'apparenza così normale, assumeva maggiori significati,
fino a diventare il simbolo di tutti coloro che per noi hanno combattuto
soffrendo e di cui ingiustamente si è persa la memoria. Probabilmente vi
chiederete che senso abbia per noi commemorare un personaggio come Bafile,
autore di imprese più o meno condivisibili. Forse tutto questo
non ha senso, ma la cosa certa è che bisognerebbe più spesso recuperare
il nostro passato, farlo proprio per vivere meglio il presente e gestire
più adeguatamente il futuro. E' necessario
recuperare la coscienza storica ed è per questo che noi, alunni della
classe V A, abbiamo cercato di immortalare con questo umile, ma
appassionato lavoro, parte della nostra e vostra storia passata.
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